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Manduria

La necropoli messapica - Manduria

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Nel 1932 l’allora Soprintendente ai Beni archeologici per la Puglia Quintino Quagliati predispose il primo intervento di tutela delle mura messapiche (Decreto Ministeriale 01/07/1932), ottenendo che fossero sottratte alla espansione edilizia del centro urbano. Passarono, da allora, trent’anni prima che fosse avviata l’esplorazione sistematica dell’area archeologica. Infatti gli scavi, voluti tra il 1955 ed il 1960 da Nevio Degrassi, costituirono in quel periodo l’intervento di maggiore peso ed impegno tra quelli promossi dalla Soprintendenza nell’intera provincia ionica. Importante risultò lo scavo delle tombe, circa 1284, le quali costituiscono il nucleo di necropoli più ampio ad oggi esplorato non solo in area messapica, ma nello stesso ben più ampio comprensorio delle popolazioni indigene della Puglia. Le necropoli indagate da Degrassi si sviluppano per ampio raggio all’esterno del tratto settentrionale ed orientale delle mura di fortificazione: le tombe arcaiche sembrano concentrarsi prevalentemente nella contrada Matera, ove presentano una tipologia tutta particolare, con fosse di limitata lunghezza, talvolta fornite di un rialzo per la testa del defunto più ristretto della larghezza della tomba. Esse si datano tra la fine del VII e gli inizi del VI a. C. e testimoniano l’introduzione di nuove forme di rituali funerari, tali da lasciare traccia di se in tombe e necropoli molto probabilmente in rapporto con l’affermarsi nella regione della colonia spartana di Taranto, fondata nel 706 a.C. circa. Diversa appare la situazione riscontrabile per i secoli successivi, in cui è prevalente l’impiego di fosse più grandi, che talvolta raggiungono dimensioni davvero notevoli, con ogni probabilità in connessione con l’elevato stato sociale del defunto. Malgrado la documentazione disponibile risulti per diversi motivi incompleta, essa ci permette di notare alcuni significativi cambiamenti del rituale funerario nell’arco di tempo che va dall’età arcaica (VI sec. a. C.) a quella ellenistica (II sec. a. C.).

In particolare si possono notare tre cambiamenti nel modo di deporre: 1) la deposizione sul fianco in posizione rannicchiata (fetale) per l’età arcaica, attesta diversi elementi relativi, in particolare, alle dimensioni delle fosse delle tombe (lunghe ca. 1 metro); 2) la deposizione supina, con le braccia molto probabilmente distese lungo i fianchi o incrociate sul petto, venne introdotta nella seconda metà del V secolo a. C.; 3) a partire dal IV sec. a. C., infine, la presenza del “letto funebre” (in greco kline) appare indiziata da alcuni elementi quali la notevole profondità della fossa e le quattro “fossette” angolari sul fondo della stessa, destinate verosimilmente ad alloggiare gli alti piedi del letto. La presenza sul fondo della tomba di una o più controfosse, contenenti i resti antropologici (e a volte anche oggetti di corredo) della o delle deposizioni precedenti, ed il rinvenimento, nella fossa, dei resti di più individui, parte dei quali a volte accantonati su un lato, documentano il “riutilizzo” della tomba soprattutto per le fasi di IV – III e di II secolo a. C. La tomba doveva perciò essere facilmente individuabile, probabilmente attraverso segnacoli, e “riapribile” rimuovendo le lastre di copertura. Il riutilizzo, che poteva verificarsi anche a distanza di pochi anni dalla precedente deposizione, a volte sembra essersi sviluppato sull’arco di diverse generazioni. Di queste tombe, moltissime risultarono già completamente svuotate, oppure sicuramente sconvolte, anche se con residua presenza di oggetti di corredo. In un esiguo numero di casi la copertura era ancora in sito, a garanzia dell’integrità del contesto: nel corso dei secoli la necropoli si trasformò, infatti, in una comoda ed accessibile cava ed i lastroni di copertura furono asportati per essere riutilizzati come materiale da costruzione. È da ritenere che ciò avvenne talvolta senza manomettere il contesto funerario, dato che nelle tombe rimase lo scheletro in connessione anatomica insieme agli elementi di corredo. Anche in queste circostanze, però, non può ragionevolmente escludersi l’asportazione di qualche oggetto eccellente con la conseguente perdita di dati storico – archeologici.

Informazioni

La necropoli si trova all’interno del Parco Archeologico delle Mura Messapiche. Per prenotare visite guidate contattare i seguenti numeri: 331/7180401 – 339/5980737 – fax: 099/9738372

Bibliografia

Daquino, C. (1991), I Messapi e Vereto, Cavallino, Capone Editore.
De Juliis, Et. (1996), Magna Grecia. L’Italia meridionale dalle origini leggendarie alla conquista romana, Bari Edipuglia.
A.A.V.V. (1997), Oltre le mura. Aspetti della società messapica dagli scavi Degrassi a Manduria 1955 – 1960, Manduria, Catalogo della Mostra presso Palazzo Schiavoni, sede della Soprintendenza ai Beni archeologici della Puglia (sezione distaccata di Manduria).
Daquino, C. (1999), I Messapi. Il Salento prima di Roma, Cavallino, Capone editore.

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