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Mesagne

La chiesa s. Maria in Bethlehem - Mesagne

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La storiografia locale suole far risalire la costruzione della chiesa di santa Maria in Bethlehem ad un triste evento che colpì Mesagne nel 1526. Nel mese di luglio di quell’anno, infatti, si abbatté sulla città una terribile pestilenza, che aveva già mietuto vittime in tutto il Regno di Napoli. In Mesagne vi era, vicino alla “Porta Piccola”, un’antichissima cappella, logorata dal tempo e quasi priva del tetto. Sull’unico altare vi era un affresco raffigurante santa Maria in Bethlehem, alla quale i fedeli del luogo si rivolsero affinché li liberasse dal terribile morbo. Cessato il pericolo, verso il 1528 i mesagnesi, riconoscenti, restaurarono ed ingrandirono la vecchia cappella, incorniciando l’effige della Madonna. Agli inizi del secolo XVII i frati celestini, che dimoravano nel  cenobio e nella piccola chiesa di san Bartolomeo, tramite il reverendo don Celso Amerigo Romano, abate generale dell’Ordine dei Celestini, chiesero a don Vincenzo Pagano di Napoli, che beneficiava della chiesa di santa Maria della Sanità, la gestione di detta chiesa con l’impegno di ampliarla, nonché la cessione di quei terreni che fiancheggiavano la via detta “Borgo delle Vergini”. Dopo la costruzione il monastero, grazie all’aumento delle rendite, venne dichiarato, il 19 maggio 1634, abbazia: nel frattempo, poiché la vecchia chiesa minacciava di crollare, don Gregorio di Lecce, abate dell’Ordine Celestino, la fece demolire, dando l’avvio ai lavori per la costruzione di una nuova e più bella fabbrica che dedicò a Santa Maria in Bethlehem. I lavori di costruzione iniziarono dal 1662 per essere poi ultimati nel 1738, come si legge ancora oggi sul vertice della facciata: “Deo Unico Mundi Salvatori in Bethlehem Nato Eiusque Matri Perpetuo Virgini Dicatum A. Dom. MCDCCXXXVIII”. L’impianto prospettico della facciata è strutturato in due ordini, sormontati dal fastigio centrale affiancato da angeli e pinnacoli. I due ordini, nettamente distinti dalla marcata trabeazione centrale, si differenziano non solo per la larghezza (quello inferiore è più largo di quello superiore), ma anche per gli aspetti decorativi. La facciata e i sei altari si possono inserire certamente nella scuola di Santa Croce e del barocco leccese, mentre gli artisti – artefici vanno annoverati fra i seguaci dello Zimbalo e del Penna. Nella facciata di s. Maria si ripetono, con dovizia, alcuni motivi della facciata di santa Croce di Lecce come il portale e le colonne interrotte ad un terzo da anelli di putti, che in s. Maria proseguono, invece, sulle lesene laterali; e poi ancora le statue di s. Celestino e s. Benedetto, poste nelle nicchie laterali del primo ordine, ricalcano, con impressionante rassomiglianza, quelle eseguite da Cesare Penna a Lecce. Il portale d’ingresso, impostato e realizzato come quello della chiesa Matrice è, forse, posteriore alla facciata. Il sistema è racchiuso da coppie di colonne e lesene scanalate, ed è sormontato da una nicchia riccamente decorata che si sovrappone, come nella chiesa Matrice, alla cornice della trabeazione. Nel secondo ordine si configura la stessa ripartizione di quello inferiore, ma il programma iconografico si modifica: al centro è sistemata, in asse col portale, una finestra riccamente decorata, affiancata da festoni verticali e culminante con due angeli ed un fastigio centrale che riporta un’epigrafe con la data di inizio e di ultimazione dei lavori. La facciata si conclude con un frontone mistilineo, mentre in asse con la finestra si erge il riquadro centrale in cui è scolpito un bassorilievo che rappresenta san Michele Arcangelo. A fianco a questa partitura centrale sono sistemati due magnifici angeli e ai loro lati due pinnacoli. L’interno della chiesa è caratterizzato da un ampio vano che presenta cinque partiture delimitate da sei lesene che, alte e slanciate, si raccordano con la trabeazione di ordine dorico, a cui si imposta la volta a botte. La chiesa presenta, ai lati, una serie di altari barocchi, sistemati all’interno delle mura perimetrali ed incorniciati dal classico sistema archivoltato, con due piedritti che sostengono un arco a tutto sesto. L’interno culmina con il presbiterio riccamente decorato.

Informazioni

La chiesa, parrocchia dal 1930, è accessibile ai diversabili.

Bibliografia

Bellanova, A. – Nitti, A. – Pasimeni, A. ((1997), Santa Maria in Bethlehem ed il convento dei Celestini a Mesagne, Mesagne, centro studi “G. Antonucci”.
Greco, L. (2001), Storia di Mesagne in età barocca. Volume III. L’architettura sacra nella storia e nell’arte, Fasano, Schena editore.