Header

Breadcrumb

Home  > Articolo
LOG-IN
Login


Mappa "Barocco Pugliese"

==>Multimedia

Ceglie Messapica

Le tele di Domenico Carella nella chiesa Collegiata di Ceglie Messapica

Immagine Articolo

Il rapporto tra Domenico Antonio Carella e la chiesa Collegiata di Ceglie Messapica comincia nel periodo compreso tra il 1785 ed il 1791. Nel 1785 il pittore è ancora impegnato nella esecuzione di affreschi in alcune chiese di Martina Franca, mentre il 1791 è l’anno di esecuzione del Teodosio Magno, prima delle due opere datate della Collegiata, erroneamente citato dallo studioso Amilcare Foscarini come s. Teodoro. Purtroppo il documento che formalizza il rapporto di lavoro del Carella con la chiesa Collegiata è andato perduto; questo avrebbe potuto fornire maggiori notizie non solo sulle sei tele presenti all’interno del complesso religioso ma anche su alcuni affreschi dalla tradizione, attribuiti al pittore nativo di Francavilla Fontana, tra cui la veduta prospettica di Ceglie Messapica, della fine del Settecento, con la torre del Castello ed una chiesa sullo sfondo. Tra le tele dipinte per la chiesa Collegiata troviamo quella raffigurante la Madonna del Carmine tra s. Vito e sant’Andrea Avellino. La composizione sembra seguire un impianto triangolare, con la base rappresentata dalla figura dei santi ed il vertice da quella della Madonna che regge il Bambino. La schiera degli angeli che ruotano attorno alla Madonna rompe, in qualche modo, lo schema geometrico di impostazione, mentre il libro aperto, sorretto dall’angioletto, si configura come centro ideale della rappresentazione, cui pare confluire lo stesso sguardo della Madonna. Altra tela su cui è possibile soffermarsi è quella raffigurante la Madonna delle Grazie tra s. Vincenzo de Pauli e s. Filippo Neri. Questa tela si articola in un raggruppamento di figure che si possono individuare seguendo gli andamenti lineari e stabilendo rapporti di vicinanza fra i personaggi della scena. Il tutto è contenuto in una forma centrale a guisa di triangolo, con al vertice la Madonna che allatta il Bambino. Alcuni dubbi invece, sorgono a proposito del quadro raffigurante la Natività di san Giovanni Battista, dove le figure statiche e solennemente rivolte con lo sguardo verso il Bambino, sono disposte quasi a circolo attorno alla figura centrale, compreso il nugolo di angeli sospeso sulla parte alta della raffigurazione. Alcuni particolari della tela hanno indotto gli studiosi, però, a considerare il tema dell’opera non riferibile alla Natività del Battista, bensì ad unaAdorazione dei Pastori. Gli elementi che propendono verso questa ultima ipotesi sono dati dalla presenza della pecorella al centro in basso e dal manto azzurro che è quasi una costante nell’abbigliamento della Madonna. Trai quadri presenti anche uno raffigurante sant’Oronzo, imitazione dell’omonimo soggetto pittorico opera di Giovanni Andrea Coppola (1656), conservato nella Cattedrale di Lecce. La composizione artistica dell’Ultima Cena  è impostata a circolo secondo una sequenza di piani prospettici, a partire dalla figura del servo che regge l’anfora, in una forte penombra. Un basamento stacca le figure dei due apostoli situati anteriormente ai lati della tavola avvolta da un telo bianco. Conclude la figura del Cristo, circondato dagli altri Apostoli, che celebra l’eucarestia, alle cui spalle una architettura accennata avvolta superiormente da nubi e coro di angeli, fa scivolare l’intera composizione verso l’esterno. Infine troviamo la tela raffigurante Teodosio vescovo di Oria, che non fu mai santo, come erroneamente riportato nell’elenco degli altari successivo alla visita del Kalefati del 1792. Egli fu consacrato pastore della Diocesi di Oria nell’880 da Papa Giovanni VIII, ed ebbe incarichi diplomatici da Papa Stefano V presso l’Imperatore Basilio ed il suo successore Leone. Fu uno degli ultimi vescovi di Oria a difendere la cattolicità romana prima che, verso la fine dell’anno 900, la chiesa di Oria si orientasse verso il credo ortodosso costantinopolitano.

Informazioni

I quadri sono ben visibili nella chiesa Matrice ai lati dell’altare principale. L’accesso è consentito ai diversamente abili.

Bibliografia

Conte, Is. – Scatigna Minghetti, G. (1987), Ceglie Messapico. Arte – ambiente – monumenti, Martina Franca, Nuova Editrice Apulia. 
Conte, Is. (1997), Le tele di Domenico Antonio Carella nella Collegiata di Ceglie Messapica, Latiano, Progetto Physis.
Scatigna Minghetti, G. (2008), Ceglie Messapica, in La Via di Maria. Fede, Arte, Storia. Percorsi Mariani nella Diocesi di Oria, Manduria, pubblicazione a cura dell’Azione Cattolica Italiana, Diocesi di Oria.                                                                                                       

Altri articoli